Dopo di noi pochi sprazzi, ma non si sentivano più tutti quei bambini vociare, tirare quei calci ad un pallone, azzuffarsi per delle stupidate, salvo fare la pace all’arrivo di un genitore, che altrimenti si doveva tornare a casa.
Dopo di noi ci sono stati i videogiochi. Anzi, i videogiochi li avevamo noi, dopo sono arrivati i “videogames”. Per noi erano un riempitivo, qualcosa che avevi per passare un pomeriggio nuvoloso in casa da solo, ma non sostituivano la “compagnia”, non valevano un Dino-Rider o un G.I. Joe.